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Francesco Biraschi, a modern life.
25 ottobre 2009
post pubblicato in Diario, il 25 ottobre 2009
Ore 20.16
E' andata. I seggi sono chiusi e le primarie, le terze del Partito Democratico, le prime vere Primarie sono terminate. Ora manca solo il nome del vincitore. L'avete viste le file hai gazebi?!? Beh ce n'erano e lunghe. Con i volti più diversi, ma tutti uniti nella voglia di partecipare, di essere presenti, di dire la loro e di fare vedere che "ci tengo".
Una vera emozione democratica



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Le Primarie sul web
post pubblicato in Diario, il 23 ottobre 2009
Su questo argomento non c'è già dubbio sul vincitore, Dario Franceschini.

Un uso disinvolto della rete ha trasformato la sua campagna per le primarie in un campagna 2.0. Fatto unico per un politico italiano fino ad oggi. Da Facebook a Twitter ha risposto per le rime alle polemiche con i suoi avversari a colpi di tweet e da aggiornamenti dello stato di facciolibro. Le attività online di Bersani e Marino non si possono nemmeno paragonare alla potenza di fuoco schierata da Dario sulla rete. Già questo potrebbe bastare per avere un idea di come orientarsi al voto di domenica, tralasciando per una volta i contenuti e le analisi politiche più fini. Sarà un caso, ma, con una punta d'orgoglio, osservo che questa svolta telematica ha coinciso con l'ingresso nel comitato elettorale del gruppo di Generazione U e dal supporto di Mario Adinolfi. E a conferma di queste impressioni colgo che i video che vanno per la maggiore on the net, ripresi anche da Repubblica on line, sono due fantastiche perle di ironia generate dalle menti fumati di Cristian Umbro e Marco De Amicis. Sono fiero e contento. I video purtroppo su YouTube non si trovano più per colpa di una legge sul copyright un pò troppo antiquata. Segnalo Timoteo Carpita, amico di Generazione U, candidato nelle liste di Liberiamo il Futuro collegio 1 provincia di Perugia, altra mente fumante.

Mi piacerebbe chiudere questa campagna per le primarie 2009 con due video. Il primo di Jean Leonard Tuoadì che nel caso di vittoria andrebbe a rivestire il ruolo di vicesegretario.


Ed il secondo, una sorta di credits dei sostenitori di Franceschini Costituzione alla mano.



Comunque vada se l'affluenza sarà alta ci troveremo di fronte ad un successo. Un successo per il Partito Democratico e per la Democrazia Italiana nella forma più alta di democrazia diretta attualmente disponibile. E come spesso ci ritroviamo a dire
Non è stato un esercizio inutile.
Forza Dario, Forza il Partito Democratico.






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Primare -4, perchè eleggere Franceschini segretario
post pubblicato in Diario, il 21 ottobre 2009

Dopo avere spiegato perchè non elegegre nè Bersani nè MArino segretari del Partito Democratico, veninamo al nostro CAndidato. Dario Franceschini. Qui sotto come ho fatto per gli ultimi due post, ripoto dalle colonne del blog di Mario Adinolfi.

Sette ragioni per eleggere Dario Franceschini segretario

1. Dario Franceschini è una persona seria. Ha svolto con spirito di sacrificio e bene il ruolo di segretario nazionale del Partito democratico negli ultimi sei mesi, i più difficili della storia del centrosinistra italiano, travolto da una serie impressionante di sconfitte e di errori. Ha difeso il Pd, ne ha rilanciato le ambizioni, ha sbarrato la strada alla tentazione consociativa con un'area di governo che pareva imbattibile, ha avanzato proposte innovative. Ha dimostrato di essere un leader.

2. Dario Franceschini ha affrontato questo semestre da segretario del Pd con due gesti, uno iniziale e uno finale, che ne danno la cifra. Ha avviato la sua esperienza giurando in piazza sulla Costituzione accanto al padre partigiano, lo chiude con il "discorso ai liberi" a Marzabotto. Questa fedeltà alla Carta e ai valori dell'antifascismo, che appare agli sciocchi persino demodé, è la chiave della sua leadership: con Franceschini segretario del Pd non sarà possibile alcun accordo per stravolgere la Costituzione e i suoi valori fondanti. Niente tentazioni neopresidenzialiste, niente assoggettamento dei magistrati alla politica, niente bicamerali. Il Pd di Franceschini sarà un baluardo di difesa della Costituzione.

3. Dario Franceschini ha caratterizzato la sua segreteria con una serie di proposte concrete che ne hanno indicato la sostanza programmatica: l'estensione delle tutele del welfare ai precari, le battaglie contro i licenziamenti di massa nella scuola che lo hanno portato anche sui tetti dei provveditorati, il salario minimo contro l'emergenza povertà, il sostegno all'allarme sulla libertà di stampa in Italia, la solidarietà alle vittime delle aggressioni dell'area berlusconiana anche con atti simbolici, la visita agli immigrati sopravvissuti alla morte per fame e per sete che le destre volevano espellere come clandestini, le scuse alla piccola imprenditoria tartassata, l'attenzione alle tematiche ambientali e il no al nucleare pronunciato forte e chiaro davanti alla centrale di Comiso, la sottolineatura delle formule della green economy. L'impianto della proposta di Dario Franceschini al paese è organico ed è stato declinato con il viaggio in Italia e i "dieci discorsi". Ed è la proposta programmatica così articolata che ne caratterizza la leadership.

4. Dario Franceschini ha detto con nettezza che il partito da lui guidato farà "più opposizione, non meno opposizione", sbarrerà la strada a qualsiasi tentazione inciucista, lavorerà per costruire una coalizione molto snella e programmaticamente coesa, partendo da alleati naturali come l'Italia dei Valori, per riportare il Pd al governo del paese, senza cercare le scorciatoie delle scosse, dei ribaltoni, dei governi del presidente o di unità nazionale. Nessun dialogo con questa maggioranza è possibile secondo Franceschini. E' un'espressione di leadership non subalterna.

5. Dario Franceschini è sostenuto da uno schieramento molto composito che rappresenta lo spirito aperto e plurale che è il vero e proprio dna del Partito democratico. Sono con Franceschini e ne guidano le liste le personalità più evidenti del rinnovamento del Pd, da Debora Serracchiani in Friuli a David Sassoli a Roma, da Francesca Barracciu in Sardegna a...Mario Adinolfi candidato in Calabria; sono con Franceschini l'ultimo segretario dei Ds e l'ultimo segretario della Margherita, la gran parte degli ex popolari e un simbolo della sinistra come Sergio Cofferati; sono con Franceschini i dirigenti più brillanti di quella che abbiamo chiamato la Generazione U, gli under 40 che sono il futuro migliore e possibile di questo paese.

6. Dario Franceschini ha assunto l'impegno di essere il segretario che rinnoverà radicalmente il partito, non avendo contratto "debiti politici" con nessun grande elettore ingombrante, senza arretrare mai sulla democrazia diretta e le primarie. Proprio questo impegno garantisce continuità rispetto all'idea di un partito aperto e laico, ma unito nelle decisioni importanti. Franceschini è riuscito già in questi sei mesi, su grandi temi come quelli bioetici, ad ottenere una grande compattezza dei gruppi parlamentari caratterizzando il Pd come partito della laicità, con una o due eccezioni che possono essere immaginate come fisiologiche. Franceschini è il leader del partito delle primarie, aperto e laico, che non riconduca il Pd a modelli novecenteschi che vogliono cancellare come primo atto i meccanismi della democrazia diretta che tolgono le decisioni importanti della mani dei caminetti, delle nomenklature, dei signori delle tessere.

7. Dario Franceschini è il leader che nei prossimi quattro anni può veramente guidare il Partito democratico a tornare al governo del paese. Lo farà difendendo la Costituzione e i suoi valori impedendone lo stravolgimento, sulla base di una proposta programmatica innovativa e di una coalizione coesa, senza tradire mai l'intuizione che ha fatto del Pd un elemento di innovazione della politica italiana attraverso la democrazia diretta e le primarie, senza cedere mai alle tentazioni inciuciste e mantenendo quell'ambizione maggioritaria che non vuole smettere di parlare a tutto il paese e non solo a un suo segmento identitario. Per questi motivi, per far crescere un partito aperto e laico e plurale, oggi duramente all'opposizione e pronto a tornare al governo essendosi radicalmente rinnovato, so che il popolo democratico eleggerà Dario Franceschini segretario del Pd. E avrà trovato il suo leader.

Daje


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Primarie -5, perchè non eleggere Marino segretario
post pubblicato in Diario, il 20 ottobre 2009
Oggi è il turno di Ignazio Marino. Perchè non eleggerlo segretario del Pd. 
Sempre dalle colonne del Blog di Mario.

Sette ragioni per non eleggere Marino segretario

1. Ignazio Marino è una persona seria. E' stato un ottimo chirurgo e ha fatto bene il senatore, portando avanti anche con coraggio idee innovative e importanti. E' animato da passione civile genuina, ma anche da vanità e da una discreta ambizione. Catapultato nel ruolo di personaggio di punta, ha mostrato molti limiti, anche nel contraddittorio televisivo. Non è un leader.

2. Ignazio Marino ha caratterizzato la sua campagna congressuale prima e per le primarie ora sui temi cosiddetti "sensibili". Ha espresso posizioni molto nette in materia di fine vita e di diritti civili. Si è spinto fino ad affermare che se lui fosse eletto segretario e poi al governo del paese sarebbero consentite le adozioni ai single. Esprime posizioni molto divisive e la cosa va bene per una candidatura di nicchia, molto meno per una leadership di un partito complesso come il Partito democratico dichiara nella sua natura di voler essere. Chiedere l'adozione per i single va bene per essere eletti segretari della Rosa nel Pugno, ma io che credo che, viste le difficoltà che vivono le coppie che chiedono i bambini in adozione e visto il diritto prioritario del bambino a crescere in una famiglia che gli offra una figura paterna e una figura materna, più importante rispetto all'egoismo di chi pretenderebbe di avere un bambino per soddisfare solo un proprio bisogno, una proposta del genere sia sbagliata e destinata a incrociare il consenso di un segmento elitario e radical-chic della popolazione italiana. Il Partito democratico ambisce ad essere un partito popolare di massa. Marino è inadatto a guidarlo.

3. Ignazio Marino ha immesso nel dibattito congressuale qualche elemento furbetto, dimostrando di non essere conseguente anche rispetto alle sue stesse parole. Quando ha invocato la questione morale perché un segretario di circolo è stato arrestato per stupro, ha sfiorato il ridicolo. Ha mostrato di essere incauto e affrettato, di non voler bene al Pd anteponendogli la necessità di conquistare un titolo su un giornale. Sono atteggiamenti non degni di un segretario.

4. Ignazio Marino, sempre sulla questione morale, è incappato nell'incidente delle cosiddette ricevute rimborsate due volte che gli sarebbero costate l'allontanamento da un suo precedente posto di lavoro. Sono i rischi in cui incorrono i moralizzatori, che spesso finiscono moralizzati. Marino si è difeso dalle accuse, ma questo non è bastato e gli basta incrociare un Maurizio Gasparri qualsiasi in una trasmissione televisiva (è accaduto nel corso della campagna congressuale a Ballarò) per finire in difficoltà su questa vicenda. Ci sarà pure stato un utilizzo strumentale della vicenda, ma va detto che un segretario nazionale di un grande partito non dovrebbe avere vicende del genere nel suo curriculum.

5. Ignazio Marino è il candidato fortemente voluto da Goffredo Bettini, che ha inventato la discesa in campo di questo "terzo uomo" e gli ha messo a disposizione la macchina organizzativa guidata dall'esperto Michele Meta. Bettini a Roma è stato il vertice di un sistema di potere che ha previsto un rapporto molto stretto con centrali di grandi interessi economici come i costruttori, che ha portato i cittadini ad allontanarsi dal centrosinistra fino al disastro delle ultime elezioni amministrative. Bettini ha utilizzato Marino per lucrare una rendita di posizione e condizionare l'elezione del segretario del Partito democratico, secondo uno schema molto disinvolto di valutazione della politica come luogo di mera misurazione dei rapporti di forza. Marino segretario sarebbe condizionato da queste logiche che il Pd deve superare.

6. Ignazio Marino, ispirato proprio dal suo mentore Goffredo Bettini, ha negato al popolo delle primarie il diritto di scegliersi il segretario rifiutando l'idea che sia eletto alla leadership colui che alle primarie ottiene il maggior numero di voti, anche se non raggiunge il cinquanta per cento dei consensi. Questa negazione di un diritto insito del dna stesso del popolo democratico ha rappresentato una inversione di marcia rispetto alla posizione assunta in una lettera datata 5 ottobre in cui Marino scriveva a Franceschini: "Accettiamo il risultato delle primarie, qualunque esso sia". L'idea che dopo le primarie si possa andare in assemblea e, con un accordo tra il secondo e il terzo classificato, eleggere un segretario diverso dalla persona più votata dei cittadini esprime una posizione di sostanziale immoralità democratica e politica.

7. Ignazio Marino rappresenta una candidatura meramente tattica, politicamente divisiva, strutturalmente debole e non a caso ha incontrato il consenso di meno dell'otto per cento degli iscritti al partito. Chi lo vota il 25 ottobre sa che non voterà per il prossimo segretario del Partito democratico, ma alimenterà solamente elementi di ambiguità rischiando di veder ribaltata in un'assemblea di mille persone la decisione politicamente assunta da milioni di persone. Per questi motivi so che il popolo del Partito democratico non darà forza al giochino un po' furbo architettato da Goffredo Bettini con la candidatura del suo "terzo uomo". Non eleggerà Marino segretario.

Daje


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Primarie -6, Perchè non votare Bersani
post pubblicato in Diario, il 19 ottobre 2009
Dopo un bel pò di piacevole cazzeggio, si torna alle cose serie.
Si torna alla politica, quella che ci piace e per cui è un piacere ed un dovere perdere tempo.
Una settimana alle primare. Pertanto per i prossimi tre giorni mutuerò tre post dal blog di Mario, che sicuramente meglio di me sa illustrare le nostre ragioni, circa i tre candidati. Iniziamo subito da Bersani.

Sette ragioni per non eleggere Bersani a segretario

1. Premessa. Pierluigi Bersani è una persona seria. E' stato presidente della Regione Emilia Romagna, è stato dirigente locale e nazionale di partito, è stato più volte ministro. Ha sempre fatto bene. Ma nella vita ha fatto sempre e solo politica, mai un lavoro vero: carriera nel Pci di Piacenza, dirigente della comunità montana, amministatore locale, presidente, deputato, ministro. Avviandosi ai sessant'anni, potrebbe accettare l'idea di favorire un ricambio. Invece no, corre per la leadership. E Bersani ha un'altra caratteristica, oltre quella di non aver mai veramente lavorato. Non è un leader.

2. Pierluigi Bersani, se eletto segretario del Pd, intende spostare a sinistra l'asse del partito e ricondurlo verso una schema di partito identitario "radicato sul territorio". In pratica, intende rifare il Pds. Il nucleo duro del Pds degli Anni Novanta a guida dalemiana è attorno a lui in questo progetto. Sarebbe come dire che negli ultimi dieci anni abbiamo solo perso tempo. In un progetto che Massimo D'Alema ha sempre politicamente e culturalmente osteggiato, su cui ora vuole rimettere macchina indietro. Il Pd con Bersani ridiventa Pds e punta a ridare senso a quella storia. Il Pd invece è nato per il futuro.

3. Pierluigi Besani, se eletto segretario del Pd, dopo averlo ritrasformato il Pd in Pds provocherà l'inevitabile fuoriuscita dei moderati dal partito. In molti saranno accompagnati all'uscita, chi resterà si ridurrà a cristiano-sociale. Un Pd identitario di sinistra, egemonizzato dal dalemismo, abbandonerà la vocazione maggioritaria puntando all'alleanza con un soggetto politico di centro che allargherà i suoi confini inglobando molti ex Pd. A quel soggetto politico verranno consegnate le chiavi degli equilibri politici italiani dei prossimi anni. Un errore strategico imperdonabile, che proverà a essere rafforzato anche con una legge elettorale sul modello tedesco. Non a caso Bersani ha indicato come priorità della propria azione appena eletto segretario, la battaglia per la riforma elettorale. Il Pd è altra cosa, è incrocio di culture, non tollera nuclei dure e posizioni egemoniche, è forte nella varietà e nella sua complessità. Con Bersani segretario questa sfida sarà accantonata.

4. Pierluigi Bersani, se eletto segretario del Pd, dopo averlo ritrasformato in Pds e avendo provocato la fuoriuscita dei moderati verso un soggetto politico di centro, non potrà non dare soddisfazione ai tanti potenti alleati della sua mozione che non tollerano il metodo delle primarie. Quelli che dicono che "il segretario devono eleggerlo gli iscritti" ben sapendo che gli iscritti e le tessere si fanno a pacchi in tre-quattro regioni del Mezzogiorno controllate dai soliti signorotti. Si terranno in piedi forse primarie farsa, togliendo il diritto a chiunque di andare a votare riservandolo solamente a chi si iscrive ad appositi "albi degli elettori" del Pd. Eppure le primarie e la democrazia diretta sono nel dna del Pd, cancellarle e riconsegnare il potere ai signori delle tessere impedirà qualsiasi rinnovamento non cooptativo. Solo attraverso le primarie classi dirigenti nuove e giovani sono riuscite ad imporsi, almeno a livello locale, in uno scontro politico con i detentori degli equilibri pre-costituiti. Bersani segretario cancellerà questa occasione, ricalcando un modello novecentesco di partito in cui il giovane dirigente promosso è il dirigente obbediente.

5. Pierluigi Bersani, in questa ottica, ha presentato alla guida delle sue liste alle primarie molti detentori di questa stratificata condizione di potere neofeudale all'interno del partito, i cui simboli sono i governatori meridionali Antonio Bassolino e Agazio Loiero, detentori di paurosi pacchetti di tessere che si contano a decine di migliaia, in luoghi peraltro dove il consenso al Pd è in netto calo. Bersani segretario dovrà pagare le cambiali politiche firmate a questi suoi grandi elettori. Il Pd che ne conseguirà sarà immobile rispetto alla sfida del radicale rinnovamento che invece dovrebbe raccogliere.

6. Pierluigi Bersani può contare su una serie di imbarazzanti sostenitori extra-Pd che vanno da Giovanni Consorte a Riccardo Villari, fino a tutti i leader della destra (Bossi, Calderoli, Brunetta, Mastella, Gasparri, Cl con l'agglomerato di interessi della Compagnia delle Opere e persino Storace hanno apertamente espresso sostegno alla sua candidatura) compreso Giuliano Ferrara che spera nel nuovo segretario per fare un accordo per restaurare l'immunità parlamentare, soluzione già esplicitamente auspicata da bersaniani come Marco Follini. Più in generale, tutti i tifosi bersaniani vicini al berlusconismo sperano nel cambio di segreteria e nell'attitudine di Massimo D'Alema all'inciucio con il premier "per il bene del paese". Di certo Silvio Berlusconi considera Bersani un segretario con cui avviare un "dialogo" per ottenere un'opposizione meno dura al governo.

7. Pierluigi Bersani sarebbe un segretario che non è un leader, riporterebbe il Pd allo schema del partito-bocciofila Pds, annullerebbe la rivoluzione della vocazione maggioritaria e delle primarie, dovrebbe cambiare cambiali politiche ai signori delle tessere, non potrà costruire un radicale rinnovamento non cooptativo del partito, offrirebbe un segnale di disponibilità all'inciucio con Berlusconi. Ma in più c'è un elemento simbolico, che racchiude tutti i limiti dell'aspirazione di Bersani alla segreteria. Nelle liste che sostengono Bersani e il suo candidato alla segreteria regionale del Lazio c'è Salvatore Carai, sindaco già pidiessino di Montalto di Castro. Carai è quel sindaco che nel 2007 anticipò le spese legali agli stupratori di una ragazzina e davanti alle proteste di Anna Finocchiaro la apostrofò con un: "Talebana del cazzo". Carai, in nome della fedeltà ai leader territoriali dalemiani, si è preso una bella rivincita. Anche alle primarie del 2007 era stato messo in lista, ma l'allora segretario dei Ds Piero Fassino lo costrinse a ritirarsi. Stavolta Bersani lo mette in lista, lo ha già eletto alla Convenzione  e lo riabilita. Gli stupratori sono liberi "in prova". Il processo è sospeso e si farà nel 2012. Sono tanti questi due anni passati nel Pd. Ora vogliono cambiarne l'identità. Non consentiamoglielo. Non c'è il bisogno di dare senso a una vecchia storia. Bisogna liberarne il futuro. Per questi motivi so che il popolo democratico non eleggerà Bassolino e Loiero, non eleggerà D'Alema e Latorre, non eleggerà Carai. Non eleggerà Bersani segretario.

Daje


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Il gioco si fa duro
post pubblicato in Diario, il 12 ottobre 2009

Inizia la vera battaglia delle primarie.

Ieri con la convenzione nazionale del Pd il gioco si èiniziato a fare duro, come era prevedibile.

I toni si sono accesi ed i tre partecipanti non se lesono mandate a dire. Su tutti però l'intervento di Franceschini è quello che èriuscito a strappare applausi a scena aperta davanti ad una platea di iscritti,quindi tendenzialmente schierati con Bersani. Un discorso davvero di spessore.Merita di essere ascoltato dall'inizio alla fine perchè affrontando di petto iproblemi interni (sostegno alla necessità delle primarie, messo in dubbio damolti della vecchia guardia), le mancanze presenti (approvazione dello scudofiscale) e passate (bicamerale, D'Alema?!?) consegna al PD un leader concarisma e piglio che molti proprio lamentano mancare a Dario. Le idee sonochiare, spiegate con semplicità e sono le idee giuste per aprire il partito alfuturo, alle prossime generazioni. Insomma davvero un gran successo nella tanadel lupo! Non a caso pronta oggi la replica dura di D'Alema che, nonprendendola molto bene, accusa senza mezzi termini Franceschini di attaccarloper fare notizia. Più passa il tempo e più non vedo alternativa di scelta allaprimarie del 25 ottobre, Dario Franceschini sta conquistando il mio voto giornodopo giorno e mi impegno affinchè conquisti anche il vostro.

Daje

Investite una mezzoretta in questo discorso, ne valela pena, per voi e per tutti!



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Pasticciaccio nel Pd?
post pubblicato in Diario, il 29 settembre 2009
A molti di noi è venuto un dubbio più che legittimo mentre ci avviciniamo alle Primarie del 25 ottobre.
Ma se il nome del nuovo Segretario del Pd verrà fuori dall'esercizio del più importante della democrazia diretta, le primarie (25 ottobre), che lo facciamo a fare il Congresso (11ottobre) contando i voti dei soli iscritti?

La risposta che non mi volevo dare alla fine è arrivata oggi pomeriggio con le esternazioni di Penati.
Il coordinatore della mozione Bersani se ne esce proponendo una gestione collegiale del Pd (sfiduciando praticamente Franceschini da segretario) visto che nei circoli i risultati indicano con tutta probabilità Bersani come il favorito degli iscritti. 

Allora qui il punto è semplice:
Vogliamo ancora continuare a contare le tessere, che sappiamo come vengono fatte, e poi scannarsi su chi ne ha fatte di più e far uscire il nome del segretario da questo sistema?
oppure
Vogliamo dare un significato serio al voto delle Primarie e rispettare il volere del popolo delle primarie (iscritti/non iscritti)?

Bersani e Marino si sono sbrigati a smentire queste voci mentre D'Alema più sibillinamente ha detto che si Franceschini è il segretario, ma il volere del Congresso non può essere ignorato.

Trame oscure si intravedono all'orizzonte e a poco meno di un mese dalle elezioni questi rigurgiti di nomenklatura non fanno per niente bene al Pd.

Se si vuole evitare di seguire l'esempio catastrofico della SPD tedesca credo sia decisivo abbandonare certe nostalgiche dinamiche congressuali. 
E sempre più convintamente sostengo la candidatura di Franceschini.


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permalink | inviato da f.biro il 29/9/2009 alle 18:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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