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Francesco Biraschi, a modern life.
Con Dario Franceschini
post pubblicato in Diario, il 24 luglio 2009
Ieri una giornata convulsa per quanto riguarda la nostra passione politica all'interno del Partito Democratico. Iniziava verso le 7.30 con una partecipazione scoppietante dell'Adinolfi ad Omnibus su La 7 (e qui vi posto il finale)


Proseguiva con l'intervista di Franceschini a Repubblica tv in cui si esortava l'amico Adinolfi di unirsi alla squadra di Dario in vista delle Primarie (eccovi il link, minuto 14:00)



In serata la notizia. Grazie ad una conferenza stampa congiunta: Mario ritira la sua candidatura accettando l'invito di Dario, si unisce alla squadra (eccovi la conferenza stampa da YouDem TV)


Questa la cronistoria.
Oltre i fatti ci sono le riflessioni dovute. 
Era già in testa ad alcuni di noi questa possibilità, tanto da aprire, e ricordo bene, un bel dibattito inter nos prima della candidatura in solitaria di Mario. Una scelta coraggiosa, ma ad oggi, col senno del poi, forse la scelta più giusta politicamente parlando. Con Franceschini si condivide una piattaforma ampia con comuni valori e con una comune idea di nuovo Partito Democratico per cui questo passaggio ora sembra un passaggio naturale quasi fisiologigico. Tuttavia chi conosce l'operato di Geerazione U in questi anni, non può fare a meno di notare un cambiamento. Una svolta e cioè l'abbandono di una linea caratterizzante, quella del "duri e puri" a tutti i costi. Stavolta è prevalsa una linea che si può sintetizzare in una battuta che copio dal blog di Marco De Amicis e cioè: 
"Nella vita bisogna avere le palle ed andare contro i mulini a vento....
è una vita che andiamo contro i mulini vento!!!"
Oltre la battuta che comunque coglie in pieno lo stato d'animo, voglio aggiungere una mia riflessione. In questi anni di pseudo-politica ho imparato a conoscere la bontà delle persone di GU, la bontà del progetto e la fiducia che ne deriva mi fa dire che anche questa volta non sarà un esercizio inutile.

Come sempre Daje
Il Pd, la Mozione, il Candidato
post pubblicato in Diario, il 25 giugno 2009

Oggi alle ore 18:30 pancia a terra sul territorio (circolo Pd della Muratella, Via Crocco 9) presentiamo la candidatura di Mario Adinolfi alla segreteria nazionale del Partito Democratico.
Qui sotto vi posto la Mozione ed il Programma. Semplice, chiara e circostanziata, basta leggere. Ognuno ha le proprie idee, il bello è discuterne!

ISCRITTI PROTAGONISTI, VERSO LA DEMOCRAZIA DIRETTA
“Tutti dentro”, per un Pd aperto e plurale, radicalmente rinnovato senza cooptazioni

Mozione a sostegno della candidatura a segretario nazionale di Mario Adinolfi

La stagione congressuale del Partito democratico arriva a meno di due anni dalla nascita di un soggetto politico che ha confermato di essere un modello per l’area progressista in tutta Europa. Grazie al lavoro di gruppi dirigenti interamente provenienti dall’esperienza dei Ds e della Margherita, l’avventura del Pd ha avuto inizio, non senza entusiasmi, subito gelati però da una serie impressionante di sconfitte pesanti. Prima quella delle politiche del 2008, poi in alcuni test amministrativi, infine alle recenti europee unite ad una più ampia tornata amministrativa. Il congresso e poi le primarie del 2009 dovranno dare risposta a questa domanda: perché il Pd continua a perdere consensi? Perché pare inadatto alla sfida del governo del paese? Quale leadership e quale piattaforma politica sarebbero più adatte ad invertire finalmente questa tendenza?

Le persone che sostengono la candidatura di Mario Adinolfi e questa mozione intendono impegnarsi a costruire le condizioni di un nuovo Partito democratico che, pagato il debito di gratitudine presso le classi dirigenti di Ds e Margherita che gli hanno dato vita, renda praticabile la via della sfida per il governo del paese contro la peggiore destra populista d’Europa. Per ottenere questo risultato occorre rinnovare radicalmente il Pd utilizzando come leva della nuova classe dirigente gli strumenti di democrazia diretta, primo fra tutti le primarie, che già hanno offerto i primi frutti. Per fare ciò bisogna restituire protagonismo ad ogni singolo iscritto e poi a ogni singolo elettore del Pd, affinché avvertano che il loro impegno ha un valore, che il loro parere può incidere, secondo modelli da democrazia del terzo millennio, attenta alla quantità di idee politiche che scorrono in rete, nei luoghi di lavoro, nei territori da cui bisogna far ripartire il Pd.

1. Per un Pd duro e vincente

Non ci interessa andare ad un congresso che sia un regolamento di conti tra componenti interne, nell'eterna lotta tra dalemiani e veltroniani con ex popolari a fare la spola. Vogliamo un Pd che sia un amalgama riuscito e dunque molto duro grazie a una ritrovata vera compattezza che lo renda potenzialmente vincente. Un Pd federale che possa immaginare anche forme autonome territoriali a partire dal Nord del paese, dove si fa fatica a rappresentare le esigenze reali di una popolazione che letteralmente fugge dal voto e in particolare dal voto verso il partito dei riformisti italiani. Il Pd deve raccogliere questa sfida, innovare anche le ritualità del proprio essere in politica, lottare casa per casa per riconquistare un consenso che è andato via via sparendo, senza mai dare segnali di controtendenza.

2. Rinnovamento radicale

Il Pd ha bisogno di un rinnovamento radicale dei suoi gruppi dirigenti, coloro che sono stati protagonisti degli scorsi decenni del centrosinistra non sono attrezzati per vincere le sfide di modernizzazione riformista del paese attraverso cui si tornerà a governare l'Italia. Clinton, Blair, Jospin, Schroeder ora fanno altri mestieri. E sono stati protagonisti di importanti vittorie dell'area progressista nei loro paesi. I responsabili di continue sconfitte dei progressisti italiani ora porterebbero il Pd al disastro. Non si tratta di non saldare il debito di gratitudine che pure bisogna avere verso alcuni dirigenti che, tra l’altro, sono ora candidati alla segreteria del Pd. Si tratta di scegliere la via più efficace per ottenere la vittoria e il governo del paese, che è l’obiettivo conclusivo di questa stagione difficile del riformismo italiano. Insomma, semplicemente, con i vecchi dirigenti non è possibile conquistare questo obiettivo: non sono più credibili presso la maggioranza del paese, che reclama a gran voce rinnovamento. Ma il rinnovamento radicale dovrà essere conquistato e non potrà semplicemente essere elargito.

3. No alle cooptazioni

Non potrà esserci nessun rinnovamento se non conquistato attraverso un conflitto politico interno al Partito democratico su piattaforme politiche e anche linguaggi diversi. I giovani e meno giovani che attendono cooptazioni e padrinati sono destinati a ripercorrere strade che conducono a ulteriori sconfitte. Il gruppo dirigente attuale, sconfitto ma non domo, va battuto congressualmente e non blandito alla ricerca di un sostegno che sarebbe comunque condizionante. Per farlo bisogna difendere e ampliare gli strumenti di democrazia diretta interna al partito, a partire dall'utilizzo delle primarie, che dovranno essere il più aperte possibile. L’innovazione anche in termini di linguaggi e di strumenti di comunicazione e interazione con i cittadini, dovrà essere messa al centro di questo percorso conflittuale. C’è in particolare un’Italia che parla in digitale e una che vive in analogico. La prima è l’Italia del futuro che deve esprimere la classe dirigente di un partito dell’innovazione come dovrà essere il Pd.

4. 100.2.0

Il Partito democratico non deve rinnovarsi solo come gruppo dirigente, deve saper rinnovare il proprio impianto programmatico mettendo al centro della propria azione il riequilibrio generazionale delle risorse di welfare. La nostra proposta programmatica resta quella delle primarie di due anni fa ed è racchiusa in tre cifre: 100.2.0.

Cento è la quota che consideriamo credibile per sostenere il sistema pensionistico e non avviare la generazione dei nati negli Anni Settanta e Ottanta a pensioni da fame. Quota cento significa sessant'anni di età e quaranta di contributi, sessantacinque anni di età e trentacinque di contributi, e così via, fatti salvi i lavori veramente usuranti, con parificazione dell'età tra uomini e donne, come proposto giustamente da Emma Bonino. A quota cento può diventare credibile che noi trentenni e quarantenni di oggi, dopo aver lavorato quarant'anni, possiamo andare in pensione con uno straccio di assegno che garantisca la sussistenza. Altrimenti un'altra ipoteca pesantissima sarà messa sul nostro futuro e, dopo lo scippo del Tfr, ci ritroveremo definitivamente a vederci scippata una vecchiaia almeno vivibile.

Due è la percentuale del Pil italiano che vogliamo sia investita in ricerca scientifica, da subito, partendo dall'assegnazione di strumenti di decenza economica per i giovani ricercatori universitari, svincolandoli dal baronismo e dalla fame in cui versano oggi. Due è anche il numero della coppia, della giovane coppia, che deve essere tutelata in quanto tale se assume l'impegno ad essere un nucleo stabile di amore e lavoro comune all'interno della società, a prescindere dall'orientamento sessuale. Due sono i bisogni primari da soddisfare in questo senso: casa e lavoro. E da qui deriva lo zero.

Zero. Vogliamo zero interessi sugli interessi dei mutui per le giovani coppie che acquistano la prima casa, con risorse pubbliche che si liberano dalla ristrutturazione del welfare attraverso la proposta "quota cento", che potrà prevedere ammortizzatori sociali degni di questo nome, che trasformino la flessibilità in una condizione dell'opportunità, non nella schiavitù che è oggi per milioni di giovani lavoratori precari. Vogliamo zero vincoli all'ingresso nelle libere professioni, che devono essere libere appunto, dopo l'ottenimento dei titoli di studio per esercitarle. Vogliamo zero dubbi sul fatto che lo Stato è laico, laico, laico e lo stesso zero dubbi sul fatto che la Chiesa abbia diritto di esprimere in piena libertà le proprie opinioni, perché il partito democratico è l'occasione storica per abbattere definitivamente un anacronistico steccato. Vogliamo zero discussioni attorno al fatto che l'emergenza ambientale è una questione primaria, che se non recuperata ora nell'agenda delle priorità della politica, rischia di scaricare i suoi prezzi letali su di noi e sui nostri figli. Vogliamo zero costi della politica che dovrebbe essere costruita tutta su base volontaria, come questa candidatura e vogliamo zero caste: azzerare non solo la casta dei politici corrotti, cancellando dalla possibilità di ricandidatura i condannati con sentenze passate in giudicato, ma tutte le caste che dalle loro torri d'avorio hanno trasformato questo splendido paese in una terra del neofeudalesimo. Vogliamo zero vincoli all'accesso alla rete, alla scaricabilità di contenuti in peer to peer per l'utilizzo personale, alla diffusione della banda larga anche attraverso il WiMax, all libertà del web. Zero mafia, zero camorra, zero 'ndrangheta, zero omissis sui misteri d'Italia, zero rispetto per i terroristi, zero trame oscure, zero strapotere delle banche, zero conflitti d'interesse, zero dominio della politica sull'informazione e sulla Rai, zero umiliazioni per i consumatori, zero evasione fiscale, zero riduzione in schiavitù di bambini rom e giovani prostitute, zero disparità e conseguente parità piena della condizione femminile. Zero sfruttamento dell'uomo sull'uomo, in qualsiasi forma, anche in quella moderna di un contratto co.co.pro in un call center a seicento euro al mese.

5. Tutti dentro

Il rinnovamento del gruppo dirigente, il rinnovamento dell'impianto programmatico non avrebbero senso politico se non si ritrovassero in una innovativa proposta sul fronte delle intese politiche, andando oltre l'idea di coalizione e aprendo, anzi spalancando, le porte del Partito democratico a gruppi dirigenti ed elettori dei radicali pannelliani, dell'ambientalismo, del radicalismo di sinistra, del socialismo, del comunismo democratico, del cattolicesimo sociale organizzato. Tutti dentro ad un nuovo Pd privo di steccati, capace di costruire poi un'intesa politica con Udc e Italia dei Valori per andare già alle regionali del 2010 invertendo la tendenza che vede il centrosinistra sconfitto ovunque a livello locale. La sperimentazione elettorale di questo nuovo Pd di stampo anglosassone, molto ampio e accogliente nei suoi confini, potrebbe riservarci la sorpresa di aver creato il primo partito italiano togliendo dall’area dell’assenza di rappresentanza politica un segmento di elettorato con cui i punti di sovrapposizione sono più di qualcuno e le storie di molti sono assolutamente le stesse.

Ci batteremo per questo, per tutto questo, con nettezza e senza mediazioni possibili. Non è un libro dei sogni, anzi, non è un sogno. E' un progetto per un'Italia e un Partito democratico dei liberi e dei forti.


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E' l'ora?
post pubblicato in Diario, il 23 maggio 2009
Ho la sciato passare qualche giorno dall'incontro di martedi sera nella tana di via Monterone, in cui Generazione U si è riunita alla vigilia del voto europeo.
Il nodo è la proposta di Mario:
E cioè l'idea di promuovere un mozione congressuale in cui si chiederà all'indomani della disfatta europea la testa della dirigenza di un Pd sempre più avulso da un elettorato riformista che urla la necessità di un'opposizione alle destre.
Fin qui tutto semplice.....ma se da un lato i tempi per un'azione del genere sono più che mai puntuali, dall'altro, il metodo con cui generare quest'azione ha mosso qualche dubbio. Il proporre di nuovo scontro frontale con il "muro di gomma" dell'establishment potrebbe portare ad accrescere la frustrazione e l'amarezza già maturati in questi anni senza riuscire a scalfire quel muro. E come non dare ascolto a queste istanze, disilluse ma ragionevoli di Marco e Marco che da sempre hanno messo la faccia e si sono sbattuti in prima persona. 
Tuttavia la forza che ha mosso i miei sforzi in questi due anni di attività politica è il riconoscermi in un progetto che almeno sulla carta si annunciava riformista e democratico. La possibilità che questo progetto in cui, nonostante la dirigenza, continuo a credere possa svanire dopo le europee per egoismi di potere proprio non la mando giù. Quindi evitando inutili idealismi e sacrifici alla 300, credo che il momento sia "caldo" e non farsi trovare pronti e vitali sia un errore politico troppo grossolano. Che le nostre idee siano corrette è certificato dalle numerose "pacche sulle spalle"ricevute negli anni, sui metodi qualcuno riserva ancora il giudizio, ma questo non può essere il momento di mediare con l'establishment per guadagnare qualche secondo di visibilità. Altro discorso e altro capitolo, la necessità di fare "network" con le altre mille esperienze come GU all'interno del Pd affinchè le nostre "fustrazioni" rimangano un ricordo. 
La sfida è più dura per i tempi disillusi e  più rischiosa per la posta rispetto a quella delle primarie del 2007 ma l'ora è adesso. 
Oh poi speriamo che il Pd prenda il 30%...hai visto mai...un miracolo

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Qualcosa è cambiato
post pubblicato in Diario, il 25 marzo 2009
Qualcosa è cambiato? Forse. Se davvero è così lo dobbiamo al cambio di vertice all'interno del Partito Democratico. Se all'indomani delle dimissioni di Walter da segretario del Pd la fiducia di molti elettori del Pd era ai minimi storici ora la situazione sta mutando. Ruolo centrale la figura di Dario Franceschini. Il suo piglio insospettato, la sua capacità di critica serrata, concreta e costruttiva al tempo stesso nei confronti di un governo in preda a continui spot commerciali e non da ultimo la sua estrazione e formazione politica (non è un ex comunista!) lo stanno rendendo sempre più vitale per un PD che sembrava decisamente con l'acqua alla gola. Ripartono i consensi dalla base e non solo. E si riesce anche, a volte, a fermare le idee insalubri del nostro Presidente del Consiglio (ha appena ritirato il piano casa come decreto legge). Niente niente  si sta invertendo la rotta?
Per ora bene così Dario. Chissà se continuando di questo passo sarà davvero solo ad interim e soprattutto chissà per quanto ancora i vari D'Alema &Co rimarranno da parte. 

Anyway, di mezzo di sono le Elezioni europee e sul sito di Mario, noto per tante cose, ma anche come scommettitore con una certa fortuna sono uscite le previsioni per queste elezioni. Ve le riporto così come sono:

Pdl 40,5%
Pd  28%
Lega 10,5%
Idv 7%
Udc 6%
Prc+Pdci 3,5%
Sinistra e Libertà 2,5%
Destra 2%

Che ne dite? 
Per le mie aspetto ancora un pò.
Poi vorrò avere anche quelle di Red che lo scorso anno alle politiche fece un exploit con la Lega che ancora tutta Generazione U si ricorda.
Daje

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Il Pd ed il futuro
post pubblicato in Diario, il 19 febbraio 2009

Le dimissioni di Walter sono state un gesto doloroso e doveroso. Aggiungerei anche leggermente tardivo. Perchè forse dovevano essere presentate già all'indomani della sconfitta di Roma e della Sicilia. Fatto sta che nessuno non può riconoscere i meriti innegabili di Walter nella costituzione del Pd, e le sue scelte coraggiose in campagna elettorale, su tutte quella di correre da soli. E non da ultimo il merito per avere risvegliato ed in molti casi fatto nascere la passione politica che ha animato l'agire di molti giovani nei giorni roventi prima del voto di Aprile scorso. Tuttavia questo non è bastato. Non è bastato perchè al di là della sconfitta elettorale, non abbiamo assistito, come sarebbe stato auspicabile, ad un evoluzione all'interno del Pd, tutt'altro. Si è assistito ad una continua lotta intestina dove dietro le pacche, i sorrisi e gli abbracci di convenienza, si nascondevano persone incapaci, preoccupate di mantenere le loro sacche di potere all'interno del partito in tipico stile vecchio PC.
Lo stesso discorso di Walter, per quanto languido e risentito nei confronti dei colleghi di cui ha lamentato scarsa fiducia, non ha centrato il problema e cioè che lui  potrà anche andarsene, ma è tutta la dirigenza da sostituire in blocco.
 
Il futuro pare una reggenza Franceschini che conduca alla carneficina della elezioni europee e poi il Congresso ad Ottobre. Non so con quale coraggio un programma del genere possa far dormire sonni tranquilli la dirigenza del Pd, visto che non so cosa potrà rimanere dopo le europee se verranno ripresentati nomi del calibro di Rutelli, D'Alema, Gentiloni, Melandri, Parisi, Letta. Al solo pensiero ho i brividi.

Ripartire dalle esperienze che Mario nel suo post di oggi chiama "sacche di sangue fresco" (Generazione U, I Mille, gli Autoconvocati, la Fondazione Daje, Matteo Renzi a Firenze), è l'unica soluzione. Gli stessi che avevano presentato una mozione, chiaramente ignorata dalla dirigenza nell'ultimo vertice (rileggete qui).

....Piu giù di così non si poteva andare/più in basso di così c'è solo da scavare....

è quello che cantava Daniele Silvestri in una canzone che non a caso si chiamava proprio Salirò e a questo punto non può fare altro, si può solo ricominciare a salire dal guado in cui ci troviamo e per fare questo servoni forze giovani, nuove, serviamo noi.
Beh se poi non lo capiscono.....


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Il Piddì ora
post pubblicato in Diario, il 21 dicembre 2008

Giorni cupi per il Partito Democratico.
Gli arresti, la questione morale, le autorizzazioni a procedere negate, gli appalti e le mazzette tutto si scatena senza pietà sul PD. La reazione che ci saremmo attesi dalla direzione nazionale, riunitasi venerdi scorso, la immaginavamo diversa. La immaginavamo dura, senza mezze misure pronta a spianare un corso nuovo. Ma nulla, quello che ne è venuto fuori è un difesa di un establishment ormai arrivato al capolinea politico e forse anche morale. I giornali hanno riportato gli interventi di Valter di Massimo, di Follini, di Cacciari, di Chiamparino, ma nessuno se non Luca Telese sul Giornale ha riportato una mozione, prontamente bocciata dalla direzione, di quelli che sono stati definiti i giovani leoni del Pd e cioè:

Mario Adinolfi, Giovanni Bachelet, Olga Bertolino, Cristina Comencini, Pier Giorgio Gawronski, Teresa Marzocchi, Nando Dalla Chiesa, Giulio Santagata, Martina Simonini, Luca Sofri

Ve la riporto integralemente dal blog di Mario, per dimostrarvi che un altro Pd c'è, è attivo ed è, forse, l'unica cosa che si salva e da cui bisogna ripartire.

Un momento difficile per il Partito Democratico e per il suo progetto. Le sue difficoltà si riassumono nella distanza fra le intenzioni di rinnovamento, democrazia, partecipazione alla base del progetto originario ed effettiva costruzione del partito dalle primarie del 2007 ad oggi. Chiediamo che oggi il PD riparta da quelle intenzioni, offrendo ai propri elettori garanzie capaci di ricostruire un rapporto fortemente compromesso: le persone affezionate alle sorti della sinistra in Italia si sentono travolte e spaesate e percepiscono come sempre piú ampia la distanza tra fiducia accordata un anno fa e immagine attuale del partito: apatico, inefficace, governato da egoismi e dissensi personali e di corrente. Non è questo il PD per il quale hanno votato, non è quello che doveva e deve essere. Il PD non deve essere un cappello di rinnovamento appoggiato su strutture, meccanismi e politiche ereditate da altri partiti, altre storie, altri tempi. Non deve essere un organismo ancora centralista e sempre meno democratico. Non deve essere la ripetizione di schemi anacronistici e perdenti. Se oggi c’è una questione morale nel PD, è quella di far bene, democraticamente, una politica di sinistra, raccogliendo il consenso degli elettori grazie a un progetto efficace e vincente: è la cattiva politica ad alimentare la corruzione, è quella buona a tenerla lontana. Per queste ragioni

Chiediamo una discussione sullattuale governo del partito, attualmente affidato a due soli organismi (coordinamento e governo ombra) integralmente nominati dal segretario, però sulla base di spartizioni ed equilibri correntizi.

Chiediamo che sia rivalutata e utilizzata lassemblea; e che eventuali modifiche allo statuto siano comunque discusse solo attraverso lassemblea.

Chiediamo la democrazia interna, lorganizzazione e lavviamento di strutture intermedie e territoriali. Chiediamo, cioè, che siano rispettati statuto e codice etico del PD, spesso violati o ignorati: organi (come questo) convocati senza ordine del giorno, in orari spesso insostenibili; conflitti dinteresse piccoli e grandi.

Chiediamo che sulla prossima scadenza elettorale –le europee– la volontà di rinnovamento e di costruzione di una nuova classe dirigente passi attraverso due scelte chiare e visibili:

? Mantenere le preferenze, rifiutando qualunque modifica allattuale legge elettorale tale da limitare la scelta dei candidati da parte dei cittadini.

? Evitare pensionamenti eccellenti selezionando candidati giovani sulla base di competenze e capacità da mettere alla prova della politica europea.

Chiediamo che il PD resti fedele alla scelta delle primarie, che rinneghi le sventate marce indietro delle ultime settimane, garantendo forza e legittimazione popolare ai propri leader e candidati. In nome di questa legittimazione chiediamo a Walter Veltroni che trovino in lui condivisione e garanzia le nostre richieste, comuni ai molti che in questi mesi hanno cercato invano di riconoscere nell
immagine pubblica del PD e nelle sue scelte il progetto in cui hanno creduto e tuttora vogliono credere.

Si ricomncia da qui!


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Salviamo l'Italia
post pubblicato in Diario, il 26 ottobre 2008


 


La voglia di essere protagonisti del dissenso ieri era tantissima anche da parte di chi come Generazione U si sente parte attiva e importante per questo Pd e da questa voglia biogna ripartire.
Si riparte dall'erba del Circo Massimo, come scrive Mario dal suo Blog.
Si riparte in tanti, tutti convinti che un'altra Italia è possibile. Il discorso di Walter, per certi versi prevedile, ha centrato con una frase la situazione
gli italiani sono migliori di chi li governa.
E allora Daje co' st' opposizione!


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Uè ma qui la strada è sempre in salita?!?
post pubblicato in Diario, il 3 settembre 2008
Mi viene da dirla un pò alla Massimo Boldi dei migliori tempi questa frase:
"Uè ma qui la strada è sempre in salita"

Si perchè già si rientra dalle vacanze e tornare immediatamente a regime dopo aver vissuto  posti e situazioni lontani anni luce dalla routinaria routine è di per se difficile. Per di più se ci aggiungi che al tuo ritorno trovi:
- Alitalia ed il piano di risanamento: la dividono in una best company (le società in positivo che verrano acquistate dai soliti 4 imprenditori italiani con l'appoggio delle banche per poi rivenderla tra 3-4 anni e fare un pacco di soldi), ed 8una bad company (costituita dalle socientà in passivo che rimarranno sotto controllo statale, cioè pagherà il contribuente). Arrivati poi a questo punto non si potrà che accettare questo piano per evitare 20000 esuberi.....Che dire manco...il Sig Burns.
- Un gregge di animali con le sciarpe del naploi al collo che devastano un treno e fanno scorribande alla stazione Termini con i turisti che si chiedono che razza di Paese siano capitati.
- Il Mario, punto di riferimento di Generazione U e noto rompiscatole all'interno del Pd, sta pensando se partecipare ad un reality. Per carità non ho nè esperienza nè lungimiranza politica e Mario è l'unica persona di cui mi fido davvero all'interno del Pd, ma in tutta onestà sto facendo difficoltà a mandar giù questa notizia.
- Dulcin in fundo il lavoro......il lavoro che prosegue sul binomio perfetto: futuro incerto e sbattimenti a non finire.

Alla fine mi viene il dubbio, ma la strada sarà sempre in salita?!?
Dopo tutto, riflettendoci bene, non è un problema perchè,  proprio quest'estate, ho scoperto che mi piace andare in salita. Si fdatica di più, si, e si rischia anche qualcosimna, ma vuoi mettere il panorama e le soddisfazioni.



Daje allora co' sta salita!


Domenica!
post pubblicato in Diario, il 8 giugno 2008

Bello l'incontro di GU di ieri. Bello oltre la retorica di doverlo dire. Bello per gli interventi centrati su temi differenti. Bella la metafora dell'autobus dal quale il nostri politicanti non vogliono scendere. Inaspettata la pertecipazione di Diego Bianchi più famoso come Zoro. Bella la sincerità di Francesco Soro a cui questo PD non va giù e se ne chiama fuori. Bella la chiusura di Mario che è convinto della riuscita del progetto (la ragione ed il tempo sono dalla nostra).  Bella la nostra voglia e allegria che, nonostante tutto, continuiamo ad avere per cercare di migliorare il nostro futuro ed il nostro Paese. Sono temi questi che chiunque dovrebbe sentire e vivere come fondamentali per la propria crescita personale ed umana, ma che purtoppo, il più delle volte sono delegati ai nostri politici con il risulatati catasrofici che tutti possiamo osservare.
Per chi ne ha voglia qui potete trovare sia il
video che l'audio della conferenza di ieri.

Personalmente ritengo che la battaglia per cercare di affermare all'interno del PD le nostre idee di direttismo e democrazia diretta sia ancora lunghissima e non priva di momenti scoraggianti. Allo steso modo non posso che non ritenermi in sintonia con la chiusura di Mario: la ragione ed il tempo sono dalla nostra, ce la faremo. Intanto credo sia fondamentale continuare ad organizzarsi, al nostro interno, sulla rete e sul territorio per non farsi trovere impreparati quando sarà il momento.

E suggerisco, per organizzarsi al meglio, queste note per un Sunday Sounds Good che ci dia la carica necessria:



Altro che mi "fido di te"!.

daje


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Passando per Roma
post pubblicato in Diario, il 6 giugno 2008
 

Giovedi 5/06/08 ore 19:30
Via Marmorata
Inchiodo il motorino e rimango a fissare il nostro manifesto.....Foto obbligatoria.
Questa volta abbiamo fatto le cose in grande.  
Forza!

Per un nuovo PD,
Sabato 7 giugno ore dodici
Hotel Nazionale, Piazza Montecitorio
Roma




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